Disumanità è tormento. Diversità è vittoria.

nicla e nicolas
(Nicla Ferrara e Nicolas Marsicano)

Ho incontrato anime piene di sole che si raccontano, come le lanterne di notte a far luce su strade quasi deserte. Nicolas Marsicano è come la lampara: stai partendo, ti serve. Non ti chiede nulla, ti dona l’amore puro e basta. Se osa nel silenzio, sta meditando la prossima catena.
Leggo le sue vittorie come per il piacere di ritrovare, nel suo universo, un humus di adattamento più aderente ad “umane” aspettative. Quanto possiamo essere semplici nelle nostre complessità?
Tra fervide braccia ricadono le spalle di Nicolas. Dinanzi ai nostri occhi lo sguardo leale della forza di una madre importante.

Ho incontrato anime capaci di raggiungere obiettivi combattendo contro i limitanti dossi della vita. Sono traghettatori di etica, di intenso senso dell’agire per la costruzione dei diritti dell’individuo in un’epoca che, sempre più frequentemente, non si accorge dell’eccessiva velocità a cui immagina di viaggiare, con l’illusoria macchina di lusso su cui si siede in fuga, per traguardare fino alla scoperta delle risposte più arcane, celate negli antri delle angosce dei tormenti delle privazioni delle impotenze delle ingiustizie.

Sono la trasparenza, un altro tipo di risposta alla “rivoluzione copernicana” trainata dalla forza dell’amore.
Le difficoltà della vita ci mettono alla prova, spesso sono una leva, una condizione per dare origine a quell’agire morale, attraverso cui ci proiettiamo, che è la libertà.
Leggo spesso della mancata speranza di ritrovare l’impeto, il vigore e la levità all’interno dei nuclei familiari. Manca l’amore?
Quando avrò l’onore di incontrare Nicolas (e non solo) potrò di certo godere del sereno osservando lo scintillio di occhi tersi.
E qui, per ora, restano i miei complimenti per risultati encomiabili ed inattesi di cui riporto “testimonianza”.

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Grazie Nicla Ferrara per la disponibilità!

© Annarita Borrelli

Come trasformare l’Economia in una Vera Scienza Umana – I miei primi “Ringraziamenti”

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RINGRAZIAMENTI – La mia tesi di laurea, anno 2003/2004: Autonomia come variabile moderatrice della relazione tra Self-Monitoring Orientation e Contextual Performance.

Mio più intenso ed intimo desiderio è ringraziare mia madre e mio padre per avermi fatta crescere nell’amore, per aver sempre ed incondizionatamente creduto in me e nella mia sete di “conoscere” e “sperimentare”, per avermi sostenuta in ogni esperienza, per aver agito con intelligenza sulle mie capacità di sviluppo cognitivo ed emotivo puntando in ogni istante alla mia autonomia . Ringrazio ancora i miei genitori per aver messo al mondo la mia sorellina Tiziana, verso la quale ho sempre provato una sensazione fortissima di amore e ringrazio Tiziana per la semplicità, la trasparenza, la simpatia e l’ ingenuità dell’affetto che mi ha sempre dimostrato…proprio lei che mi fa godere della sua “venerazione”. A proposito di affinità elettive ringrazio il mio spirito libero e creativo, per tutto ciò che è ed io non sono, per il futuro che rappresenta, per il suo amore profondo, per la fiducia che mi ha sempre dimostrato, per i suoi sorrisi…e la sua gioia di vivere!…per tutto ciò che siamo riusciti a costruire insieme duranti questi anni. Ringrazio i miei zii Franco e Luisa perché, da quando ho avuto modo di conoscerli meglio, hanno rappresentato un forte punto di riferimento per me, lontana da casa. Ringrazio zio Mimmo e zia Rossella perché, anche se lontani, mi hanno sempre incoraggiata e stimata profondamente. Ringrazio zia Anna per aver sempre agito nei miei riguardi come una vera nonna, ed i miei cugini Paola, Daniele e Martina con i quali sento di poter continuare a costruire un forte e sincero rapporto fraterno. Ringrazio la mia amica Daniela che, da quando il destino ci ha fatte incontrare, mi ha sempre appoggiata con affetto incondizionato…senza mai “secondi fini” e con grande voglia e capacità di instaurare un profondo e, a volte, telepatico dialogo con me. Ringrazio Luigi con un senso di intensa amicizia e lealtà, perché rappresenterà per sempre un vero punto di riferimento…ed ora che è lontano… mi manca. Ringrazio Giambattista per la semplicità e la sincerità della sua amicizia, per il sostegno e l’ammirazione dimostratami, perché non dimenticherò mai la sua espressione di rinforzo: “nun te preoccupà annarè p’ stà tes’ !…tu si nu mostr’!”. Ed ancora un particolare pensiero lo rivolgo a Filippo perché sono felice di poter contare su una persona riservata, osservatrice, intelligente e genuina come lui. Ringrazio i miei compagni ed amici dell’Università Lorenzo, Anna e Sergio per essere stati gli unici in grado di accettarmi e volermi bene anche quando tutti gli altri cercavano di evitarmi e discriminarmi solo perché, ad un certo punto della storia, io con i capelli rasati a zero ed il look trasgressivo non rappresentavo più un modello vicino ! Ringrazio con ammirazione il prof. Giuseppe Soda e la prof.ssa Maria Gabriella Bagnato per aver creduto nella mia idea di ricerca con l’entusiasmo e la partecipazione di chi non solo crede, ma apprezza. Infine, paradossale od opportuno che sia…ringrazio tutte le persone che mi sono state ostili, lontane e poco o affatto amiche perché, nell’ offrirmi con maestria tanti piccoli assaggi di linfa avvelenata, hanno rappresentato, in ogni caso, spunti di riflessione e di valutazione sulla realtà dei possibili percorsi di giudizio dell’animo umano.

“Ti Ringrazio oh Signore perché posso studiare”

Annarita Borrelli

Le Comete – Il Centro e le Culture

Photo Louisa Dawn

Photo Louisa Dawn

In questa incarnazione sperimentiamo l’esperienza del centro. Arcobaleno cangiante ed in moto fra sopra e sotto. Se solo imparassimo a ricordare la strada delle nuvole per poi non temere le braci infuocate dell’operosità, forse saremmo in grado di comprendere meglio il significato delle culture.

© Annarita Borrelli
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Le Comete – La Colpa (per esser sordo come cieco)

Edipo Re - Sofocle (Siracusa)

Edipo Re – Sofocle (Siracusa)

Credevamo di essere noi stessi la causa nell’atto del volere come Edipo prima della pace estrema indaffarato nel pensiero dell’immunità da colpa per volere degli dei. Eppure ogni sorta di inibizione provoca esplosioni, dilatazioni e contrazioni tali da stimolare l’istinto di causalità.
Vorremmo ritrovare un motivo per sentirci bene o male, senza mai accontentarci del puro atto di constatazione.
Vorremmo essere capaci di domare istinti e perversioni per evitare di avvertire sulle guance il freddo vento della colpa dinanzi ai dolori attraversando ogni forma di punizione. Tuttavia, tale volontà, non manifesta alcun effetto evolutivo.
Quando ci abitueremo al privilegio della libertà dello spirito, saremo in grado di decapitare la contaminazione dell’innocenza del divenire, attraverso l’inutilità della colpa dell’Io. Sarà l’iniziazione alla saggezza come forza del pensiero.

© Annarita Borrelli
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ÈDIPO:
Ahimè! Ahimè!
Ahi ahi, sventurato! In qual plaga
della terra io m’aggiro? È la mia
questa voce che svola e si perde?
Oh mio Dèmone! Dove precipiti?
CORO:
Orror che udire né mirare io posso!
ÈDIPO:
Ahi! Nuvola di tènebra
esecrabile, infesta,
orrenda oltre ogni dire, m’avvolge, e immota resta.
Ahimè, ahimè!
Anche una volta, ahimè! Ché il mal presente
m’assilla, ed il trascorso urge la mente!

(da Edipo Re – Sofocle)

Le Comete – L’illusione

Lamb Gorecki

Lamb Gorecki

Cometa: L’illusione

In un mondo essenzialmente fraudolento l’autenticità sarebbe un’inclinazione contro natura. Il semplice ed intenso reale avrebbe senso solo se la sfera dell’umanità fosse pura per uno scherzo del gioco delle utopie. E l’illusione è la menzogna.

© Annarita Borrelli
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Le Comete – Lo Scopo

Antefatto

Contro i rischi della corruzione della ragione, scriverò le mie lame come comete. Brevi ed ermetici pensieri che vanno oltre la sfera della poesia e della prosa. Le luciderò in atti singoli dinanzi ai vostri sensi.
Vi Ringrazio per l’attimo di levità e di pace che sapete concedere a Voi stessi leggendomi. Spesso è’ il Nostro tempo e ci agganciamo negli stati emotivi. Sarà una storia di pensieri che eleveranno le energie attraverso i rami nervosi del cranio, ritrovandole in amalgama nella sospensione del sè. Un Unicum di atanor in fase di promozione dell’Io, sempre più represso dalle mancanze e dalle privazioni. Sono le lacerazioni. La svoltà è nella Libertà che reclama l’apoteosi dello Spirito. Angeli di Forza. Dobbiamo comprendere la luce del sole che sottende l’espansione della volontà di essere e le braci del potere della condivisione. Siamo noi stessi e saremo più forti dei falsi poteri, per la sopravvivenza delle nostre messi. A Tutti Voi il mio abbraccio ed il mio richiamo alla resilienza e alla follia sanatoria “dell’umano troppo umano”.

Cometa: Lo Scopo

L’assoluta fatalità dell’essere non va scissa dalle cadenze della storia che fu e di quella che verrà. Nella realtà non si intravede lo scopo. Siamo incondizionatamente necessari.

© Annarita Borrelli
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Nuvole alla Porta (Estratto dai Racconti Inediti)

Speak Out

Mi ero svegliato d’umore lunare. Bianco e piano tra le mura della mia camera. Sentivo i miei sedici anni come una sventura amara e non mi odiavo per dispetto. Eppure il pensiero volava! Non cambiavo mai! E ora? Non mi posso fermare, le nuvole sono alle porte di questa bolla d’aria che è la mia città. Non ci sono tempi morti per me! Sono come un indagatore, spesso sottile, delle operazioni dell’anima che non mi lascia emboli diversi dalle esplosioni. Corro come una lepre da un capo all’altro dello spazio nelle mie prospettive, ma mi ritrovo sempre al lato di un lembo che può significare la fine. E torno indietro senza paura o timore di non ritrovare la mia strada in quella specie di sacro bosco trasparente in cui mi sono ritrovato. Non fu un miraggio quel risveglio! Potrei giurarlo dinanzi alla tomba di Napoleone! Eppure non facevo altro che infuriarmi sempre più! Mi avevano lasciato a marcire in una bolla quei carcerieri da quattro soldi di circensi che tutti chiamavano infermieri? Che disastro questa città dei balocchi! Quando mia madre mi ci accompagnò per restarci, avevo come l’impressione che i macchinari per l’elettrocardiogramma fossero delle funi colorate da lanciarsi addosso come in un gioco. Avevo addirittura immaginato che quando dovevi fare la tac era come entrare in un sogno ad occhi aperti che non ti lascia neanche il tempo di continuare a vaneggiare ed ondeggiare con i sensi perché fatto a posta per essere talmente breve da creare dipendenza! Non c’era mattina che non mi insegnassero ad usare un gioco diverso! Non potevo lamentarmi, ma la verità era che non mi divertivo affatto. Avevo notato che mi accompagnavano lì nelle sale dei balocchi ad intervalli regolari e mai per giocare tutti insieme. E quei tempi morti mi riempivano di terrori. Erano demoni in agguato, in ogni angolo. Erano gli ostacoli del giorno, quelli che per me erano solo echi di ricordi e dolorose evanescenze. E mi chinavo spesso sulle ginocchia nei pomeriggi d’estate, quando non era tempo di giochi ed aspettavo invano le visite fantastiche della famiglia. E nell’ora del crepuscolo viola sorridevo intimamente per quella fallace e futile speranza delle aspettative che mi avevano deluso sin da piccolino, quando nessuno mi aiutava a capire come parlare perché da solo non riuscivo. Ed iniziai a stufarmi. Fu così che decisi di non parlare e sforzarmi per muovere quei lembi tendinei che, con il passaggio dell’aria, vibrano generando la voce. Volevo il controllo di quei muscoli, dei legamenti, delle fasce connettive e mucose! Per anni ho viaggiato moltissimo con la famiglia intenta nel risolvere l’apparente problema come un battesimo per la coscienza di tutti. Ipocrisia fu l’unica parola che potevo immaginare allo sguardo di mia madre. Povera santa donna! Come se non sapessi le ragioni della sua follia. I suoi erano gli occhi di una raffinata dama dall’intelligenza devastante, la follia che mette sempre alla berlina i limiti, le meschinità e le bassezze dell’umanità. E non ci sono sconti. Mi osservava con la forza corrosiva dei cannibali. Ed io ne ero il frutto. Ma ben presto iniziai a far canticchiare il pensiero e mi costruii il mondo delle menzogne in cui vivo. Eppure avrei desiderato quella dolcissima carezza. Ma mi sfiorava solo vento e l’unica espressione dell’anima era quell’urlo miserabile e acutissimo che emettevo ogni volta che l’implosione del cuore diventava come un nodo alla gola e avrei voluto disperatamente urlare al mondo contro gli avanzi che mi lasciava. I medici dicevano che prima o poi avrei parlato. Il mio inconscio era come demone spavaldo all’ascolto di tali invenzioni della scienza. La parola? Avrei preferito tenerla dentro per sempre! E non l’avevo detto a nessuno per fortuna! Ogni tanto mi accorgevo di quanta fame insaziabile di vita e di morte era negli occhi dei miei amici del paese del balocchi. C’era il volto del povero Tano che invocava vendetta. Lo avevano rinchiuso in questo mondo d’avorio perché diceva di vedere le anime dei morti e di parlare con San Paolo. Come se non fosse ammesso! Poco spesso si avvicinava e vociferava alle mie spalle accostandosi: “Lasciami soffrire in silenzio; malgrado mi senta sfinito ho ancora sufficienti energie per spuntarla. Onoro la religione sai! E’ come un bastone che mi da sollievo … solo che … Può mai essere la stessa cosa per ciascuno di noi? Quando dai un’occhiata al vasto mondo, ne vedi di migliaia per i quali non lo è stata, per i quali non lo sarà, predicata o no che sia, e allora perché lo dovrebbe essere per me?”. Poi si allontanava accennando a grandi risate ed io pensavo dentro di me e parlavo al Tommaso che conoscevo. Cos’altro è il destino degli uomini se non quello di portare il proprio fardello e bere il proprio calice sino all’ultima goccia? E se questo calice é troppo amaro per labbra terrene come potrei vergognarmi dei miei inquieti silenzi in quei terribili istanti in cui tutto il mio essere trema fra essere e non essere, quando il passato brilla come un lampo sul tenebroso abisso del futuro e tutt’intorno a me e insieme a me il mondo sprofonda? Non si tratta forse della voce della creatura avviluppata su se stessa, privata a se stessa e irrefrenabilmente lanciata verso il fondo di se. Perché dovrei vergognarmi di odiare il veleno del mondo? Quanto disdegno lo sguardo benevolo che talvolta si ferma su di me, la compiacenza con cui si accoglie un’espressione involontaria del mio sentimento, la compassione per le mie pene. Quando ancora ero morto nella casa di mio padre, avevo una sorella che non faceva altro che osservarmi per entrare nei pensieri da cui si sentiva totalmente allontanata. Non l’amavo. M’aveva violentato di botte e improperi troppe volte con quell’animo rabbioso contro la vita e contro quel problema che ero io, lì dinanzi a lei, come il simulacro della disgrazia e l’alibi della sua infelicità. Da piccolo pensavo di esserne innamorato. Era colpa della mia ingenua corazza da testuggine. Lei sentiva quando soffrivo. Oggi il ricordo del suo sguardo mi trafigge. Sola, traboccante di solitudini. Non ho mai immaginato le sue labbra così fascinose come oggi. Dopo tutto quell’immagine non era altro che la forma stessa con cui il pensiero era apparso per un attimo fugace alla coscienza che ancora rimbombava nelle mie memorie. Chi non ha mai fatto tanti sforzi per riconoscere un’immagine da una percezione? I miei occhi erano l’emozione trainante dell’immagine del mondo che volevo. E non lo volevo dire. Quando trascorreva il tempo mi accorgevo delle migrazioni e mi chiedevo quanto fossi sempre stato uguale a me stesso nella smania di evitare la vita. Se fosse stata solo codardia ne avrei sofferto di meno. Avevo bisogno ormai di un piano per la strada della fuga da quei corridoi fin troppo conosciuti e supplicanti. Per quante ore rimasi nel silenzio della mente non lo posso ricordare! Fu una corsa pure quella. Senza panico di strada, senza agitazione contro la dissennatezza. Il genio è frutto dell’impegno! Mi ripetevo come un’ecolalia. Il genio è frutto dell’impegno! Ma il tempo non mi dava la ragione del caso che tanto stavo attendendo e desiderando. Da un miraggio scaturiscono i sentimenti. Amavo la letteratura, era come una melodia antica. Ne portavo il ricordo con la passione degli amanti che mancano nelle distanze. Un giorno pensai di cercare di capire se Tano avesse mai voluto seguirmi in una folle fuga dal paese dei balocchi. Potevo solo scrivere. Non l’avevo mai fatto. Era come parlare. Volevo andare da mia madre e ricordarle che la vita è un ramo secco, selvaggina rabbiosa che può mordere nei rimorsi. Quest’apparente stato di imprudenza mi aveva reso sopportabile la vita. Ma era giunta come freccia l’ora migliore. L’ora del passaggio contro il mondo con cui non avevo mai parlato. C’è un tempo in cui lo sguardo si sostituisce al fiato. D’altronde uno come me non avrebbe potuto produrre idee più insane! Dovevo decidermi. Comunicare, non comunicare. Avevo timore per l’idea del mio pensiero nelle mani di un essere. Mi decisi come un fuggitivo frettoloso anelante di polverose insicurezze. Lasciai quel messaggio sotto la soglia della stanza di Tano. Dopo una settimana me lo ritrovai al lago con una bottiglia tra le dita. Lo vidi come l’immagine di una sapienza che ha storia o meglio tradizione. In quell’istante gli occhi di Tano erano sapientemente ciclici. Mi disse a voce aperta e col sorriso sornione tra i denti:
“La storia della sapienza è una rotella di giochi perversi. Gli uomini giungono ad essa, e poi la perdono per opera di grandi catastrofi che sconvolgono la terra e le comunità umane. Ma delle catastrofi, che distruggono i ricordi tradizionali, si salvano i proverbi, resti di sapienze distrutte, trasmessi dai sopravvissuti ai posteri. In questo giro di pensieri e d’immagini s’innesta la concezione della sapienza Tommaso! E’ come emergere dalla luce di una realtà nascosta a quella visibile. La morte ci deve trovar vivi! Diceva il vecchio proverbio caro Tommaso che mi osservi con occhi di falco senza fiatare! Adulatore del silenzio! Bevi questo liquido ingannatore. Sarà la tua morte per uscire dalle gabbie sfidando la vita fino in fondo. Rischi la notte perenne, ma è la tua unica carta da gioco. Questa è la città delle solitudini infinite che la storia non vorrebbe neanche dovere ricordare. Bevilo questo veleno Tommaso, potrebbe avere un retrogusto di acacia per destino. Gioca.”
Avevo solo paura di morire, ma presi quella bottiglia a sguardo basso e me ne andai. Tano avrebbe sentito tutto. Era un’anima ormai spirito nel mondo. L’avvelenamento era per me come l’idea di un’aranciata amara. Mi sentivo attore di una lezizone spirituale affannosamente sostenibile. E ora provavo quella meraviglia iniziale che è come emozione derivante dall’ignoranza. Solo l’anima mia vedeva quanto mai nitidamente senza timori. Era il riflesso delle emozioni di disturbo che mi trascinavano oltre i pensieri per paura della morte. E quale fine peggiore di morire nel tentativo di guardare negli occhi una madre infame, bastarda, brutale, bestiale. Se mi avessero venduto come giardiniere avrebbero fatto bene! Sarebbe stato un affare non da poco! Eppur mi chiedevo perché Tano avesse con se quel veleno, perché non lo avesse mai usato se lo considerava come una liberazione. Mi venne il dubbio d’aver intuito il mal di sé e la sacra dannazione della codardia nelle parole e nei gesti di chi apparentemente mi aveva offerto la morte per evitare la putrefazione in vita. Che Tano fosse affetto dai mali dell’inganno, dai tentacoli del falso piacere che alla serenità non conduce, lo sapevo da tempo. La leggevo nei suoi occhi l’aspirazione con tutto se stesso alla realizzazione del proprio io. Sentivo da tempo il bruciore del condizionamento dei pseudobisogni e non sentendosi in armonia con se stesso non riusciva in alcun modo ad esserlo con in Mondo. Quando la pace dura troppo tempo si finisce per rimuovere i ricordi della guerra. Stavo dimenticando le mie battaglie e non volevo rischiare la mia miserabile vita per un’invito a cena con la morte. No, dinanzi a me vedevo solo nuvole bianche. Non importava quanto fosse stretta quella porta animica, quanto piena fosse dei castighi della vita. Io ero il padrone del mio destino. Io ero il capitano della mia anima.

(Continua)

© Annarita Borrelli
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Lace

Present By Arpia Martinelli - Thanks my dear Friend

Present By Arpia Martinelli – Thanks my dear Friend

Odo
Falco e Tempesta
sui volani dello spazio

Ruote nelle Ruote
fu il destino e la sua mole

Riposo stanco ed inerme
Sono il cerchio nella mano
agile arma di vita
contro ogni lineare
illusione nella speme
di vendetta

Rigenero i lembi delle
paludi del sole

Sono perfezione circolare
senza ombre e cavità

Domino
lieve il sussurro
senza echi di
linee e tensioni

Ruote nelle ruote
Sono la sequenza sulla carne
il varco della pubertà

Succedo alle nostre storie

Falco e Tempesta
Sono il canto delle antiche gesta
Sono la peripezia

Ora et labora

© Annarita Borrelli
All rights reserved

Archaic

Antonius_Pius_Column_Base

Tu
padrone del tempo
custodisci le demolizioni

Tu
santificazione in carne
doma le nostre scalfite
inquisizioni contro La Forza

Oh dio delle Ere!
lievemente avvolgi lo
spettro delle foglie
azzurre e rosse
magnifica ogni soave
carezza dei venti come
fosse alito delle tue
diacroniche scansioni

Tu
come la storia del cosmo
eroico genio il danzante
della compiutezza

Oh dio delle Ere!
apri ai miei sorrisi
l’impronta dell’eternità

Magic

© Annarita Borrelli
All rights reserved

Vittoriosi e Vergini

Tiziana Borrelli - Photo remaked by Maria R. Suma

Eri inferno che urla, stride, langue,tortura, odia, tormenta. Sei svanita nella trascendenza per elezione d’origine. E nel tuo ordine superiore compensi gli scompensi del ridicolo quotidiano.
Ricordi aprassia e ipotonia. Ricordi la fobia. Ricordi l’ecolalia.

(estratto)
“E quei tempi morti mi riempivano di terrori. Erano demoni in agguato, in ogni angolo. Erano gli ostacoli del giorno, quelli che per me erano solo echi di ricordi e dolorose evanescenze. E mi chinavo spesso sulle ginocchia nei pomeriggi d’estate, quando non era tempo di giochi ed aspettavo invano le visite fantastiche della famiglia. E nell’ora del crepuscolo viola sorridevo intimamente per quella fallace e futile speranza delle aspettative che mi avevano deluso sin da piccolino, quando nessuno mi aiutava a capire come parlare perché da solo non riuscivo. Ed iniziai a stufarmi. Fu così che decisi di non parlare e sforzarmi per muovere quei lembi tendinei che, con il passaggio dell’aria, vibrano generando la voce. Volevo il controllo di quei muscoli, dei legamenti, delle fasce connettive e mucose! Per anni ho viaggiato moltissimo con la famiglia intenta nel risolvere l’apparente problema come un battesimo per la coscienza di tutti. Ipocrisia fu l’unica parola che potevo immaginare allo sguardo di mia madre. Povera santa donna! Come se non sapessi le ragioni della sua follia. I suoi erano gli occhi di una raffinata dama dall’intelligenza devastante, la follia che mette sempre alla berlina i limiti, le meschinità e le bassezze dell’umanità. E non ci sono sconti. Mi osservava con la forza corrosiva dei cannibali. Ed io ne ero il frutto. Ma ben presto iniziai a far canticchiare il pensiero e mi costruii il mondo delle menzogne in cui vivo. Eppure avrei desiderato quella dolcissima carezza. Ma mi sfiorava solo vento e l’unica espressione dell’anima era quell’urlo miserabile e acutissimo che emettevo ogni volta che l’implosione del cuore diventava come un nodo alla gola e avrei voluto disperatamente urlare al mondo contro gli avanzi che mi lasciava. I medici dicevano che prima o poi avrei parlato. Il mio inconscio era come demone spavaldo all’ascolto di tali invenzioni della scienza. La parola? Avrei preferito tenerla dentro per sempre! E non l’avevo detto a nessuno per fortuna! Ogni tanto mi accorgevo di quanta fame insaziabile di vita e di morte era negli occhi dei miei amici del paese del balocchi.”(dai Racconti Inediti © Annarita Borrelli)

Autismo

Multiple Eyes

Noir

Tu sei

Una sola cesura
nelle trame dei
richiami
della storia

Dune circolari e solerti
gli occhi di ogni lente

Scaverei tra queste sabbie
per estirpare i dolori
senza monito divino
né divinazione
per la sorte della carne

Tu sei

Le mancanze
scivolano a gocce
sulle guance
mentre rinneghi la fragile
impotenza
pressando austera
sulle leve

Un taglio ad ogni freccia

Tu sei

La festa dei toni rossi
contro la soavità
delle maschere

Ed il vento era
la vela
l’arco
la tua alleanza
con l’ossigeno

Tu sei

Le mani della terra
le braccia del folle
sulle tavole
imbandite di arnesi utili
alla sopravvivenza

Tu sei

Come gli orli
delle solide armature
scambiati in oro
per la risacca di
altisonante memoria

Tu sei

In ogni amigdala
del libero arbitrio
e delle alternative

Tu sei

La pausa
l’interferenza
il nesso
il patto con le gesta

Tu sei

Manifesto
vanto di fede
nella beata lode
del semplice
battito ventricolare

Elogio all’intenso chiarore
della verginità del divenire

© Annarita Borrelli
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Ike e Tradimento

tradimento1

Attacca
Delimita
Compatta
Calpesta
Frantuma

Erano le labbra della lussuria
Erano le menzogne natie

Maliziosa Lei
La mela giusta

Rimiro luminosa
la mia fiamma che rivela

Carestia nel tuo Io
terra rigogliosa per i soli sensi

Tu stesso
Il tuo nemico

Sei il riflesso
che subordina la vita
all’ ideale

Serena e fallace
sarà l’ombra
della pace dell’anima

Non dura

© Annarita Borrelli
All rights reserved

A-Mors et Veritas

Photo Francesco Arena (GE)

Photo Francesco Arena (GE)


Dedicata a Titti Grillo ed alla sua Vita di Donna e Madre

Nodi
intrappolati nei cunei
delle trame

Nodi
avviluppati nei legami
dimentichi
dei vincoli del cuore

È la ruota del tempo
che vaneggia
prima dell’alba

I giorni
che racchiudono
le amare colpe
le lievi ferite
dell’Io
solo e disperso
nelle valli della
mela immatura

Maledette le ere
della noncuranza!

Persi i dettagli
nella partitura
dei turni serrati
restano i colossi
di pietra da scagliare
contro le maschere
ed i sigilli del sorriso
dell’anima

Non avrai che il tempo
di amare la verità
che ti duole
sarà la sostanza
delle nuove primavere

Veritas

Compressa
Incalzante

Urge!

Sbarra le porte!

Ci sono nuvole chiare
alle spalle della morsa
del dubbio

Blocca il fato!

Ci sia solo
umile alterigia
come vanto del Sé
a cospetto del tuo
utero impaziente!

Donna!
Vomita la nausea
delle madri
e godi del seme
della vita

© Annarita Borrelli

Selvaggia

mishima

Incognito
il tempo delle misure
sui piani dello spazio
mentre si dilata e
si concentra
nelle mie mani
concave e cave

Ma nei fori di carne
solo acque salate
trascorrono
gli orli delle dita
souvenir della maestosa
danza nuda
del mare che attendiamo

Si abbandona
l’intelletto
alla dimenticanza
come antidoto
contro le passioni
acute

che
come voci
a tratti
bisbigliano

che spingono
sotto la pelle
comandate dai
fuochi dell’indole

Selvaggia

© Annarita Borrelli
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Sereno

cuore-sereno.jpg

Audace
fu l’ora della luce

Ai miei occhi
la materia fu
il sereno
nello sguardo
dell’amico più antico.

Nitido
brillante nel volto.

Fu solo azzurro di cielo
sgombro dai dettami
dal rumoroso quotidiano.

Le nebbie gelide del Nord
e degli inverni più crudeli
si sciolgono tra le sue
braccia calde e pure.

Carezza docile e appagante
la sua parola pura e sincera.
Una conquista per il mondo.

Non indago timore
più teso della mancanza
intensa della fratellanza.

© Annarita Borrelli
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Collision

collision Photo Louisa Dawn

Collisioni
senza scintille
sei l’urto dello spazio
silente e delle
sue dilatazioni

Così falcio la mia vita

Le mani desistono
Le mani cedono
Le mani si distendono
verso la sabbia

Ascolto il tocco
dell’abbandono

Non pagare la tua
abdicazione
per non mietermi
emigrante

Disturbi le interferenze

© Annarita Borrelli
All rights reserved

Possession

2013-05-07 00.43.44

Fiamme
per dispetto
sono ardore nel centro
crudele sadico rigurgito
in quest’incendio

Mi accendo
nel petto e brucio
gelosa e assetata di te

Il fervore per il possesso
del tuo seme
è mia cura e tormento

Fuoco
custodiscimi
nel veltro ideale
Cane da caccia
per ardor della smania
senza sudore versato

Impeto sei
Schiavo del fanatismo

Taccio
ogni veto
nella passione

© Annarita Borrelli
All rights reserved

L’ Amore Accade

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L’amore
accade.

Sarà per sempre.

Inatteso fu l’Amore
a scatti verticali
verso il tenue centro.

Il tuo cuore ardente
si poserà sulle mie braci.

Farò della mia storia
la tua rivoluzione.

Farò della mia pelle
il manifesto
dei proclami del cuore.

E’ una predizione.

Rumorosa splenderà
la quiete narrante
del giorno adulata
dalle lacrime
della notte.

Tu concederai vigore ai sensi
nel fulmineo tempo
dell’attesa.

Farò della mie labbra
il tuo trofeo.

Per le memorie canterò
i miei versi al tuo fianco.

In riva al mare d’autunno,
il tuo sorriso innalzerà
ogni cascata.

E in primavera, Amore,
vedrò il tuo sorriso come
il cibo che attendevo,
il fiore bianco, il tulipano
della mia culla sonora.

Farò della mia mano
il tuo legame.

Non vedrò le nuvole.

Molte notti resistono
senza luna, senza stelle.

Così resisteremo noi
nella lontananza.

© Annarita Borrelli
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Childhood Dreams – First Step

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1. La modernità comporta velocità ed estensione.
2. Si arriva in un baleno a tante persone, nei luoghi più diversi e lontani. Ma la poesia ha per sua natura la grazia di darsi ad ognuno, di condurlo nell’altrove della parola destinata a durare e del pensiero che rende chiari e colmi i giorni della vita.
3. Non conosco ancora il giorno. Vivo la notte per abbandonarmi nelle tempeste. E sarà pace solo oltremare.
4. Sei la via della liberazione. Liberaci! Sei il trono della pace. Sognaci! Non sedurre avidamente. Donna! Amaci!
5. Procedi. Ci sarà l’inizio.
6. “Cantara” era la nota più ingorda.
7. Per chi non mi conosce. Abbiate cura dei vostri anelli.
8. Solo nell’amnesia, dinanzi alle distese del vento, soffoca!
9. Come potrei confondermi con chi viene ascoltato?! Solo il futuro mi appartiene, e non è il domani. Sono nata prematuramente postuma e ne soffro per isolamento.
10. Osservo i vostri profili. Penso alle nostre vite.
11. Bisogna implodere per partorire sorrisi
12. In alto non ci sono libri. Ci sono io è ciò che devo ancora scrivere.
13. Abbiate sale in zucca e miele nell’anima.
14. Il sole bianco della Croazia sacra fu come il La Maggiore del mio giorno.
15. Non voglio pubblicare l’anima. Voglio comunicare lo spirito per il travaso nel futuro.
16. Quattordici milioni di anni or sono nacqui nel sacerdozio della materia. Tra quattordici milioni di anni mi trasformerò in un nuovo calendario.
17. La paura del piacere raccomanda la dominazione.
18. Che tacciano gli avanzi del tempo delle ipocrisie!
19. Dicono che i miei aforismi siano lo spurgo della saggezza. Io dico che sono la voce della storia.
20. Il default e’ uno stato volontario.
21. Temo che si legga troppo spesso solo per diletto.
22. Sono la morte incivile nel ricordo. Sono l’anima della battaglia.
23. Il 99% non è sufficiente.
24. Accelerate verso il fondo del dolore! Troverete solo pace di radura! Vi stancherete del dolore per camminare nel sole!
25. Le cose che ci piacciono davvero non sono faticose.
26. Dolore e piacere sono la stessa cosa. Cambia solo il significato.
27. Disumanità e’ tormento. Diversità e’ vittoria.
28. Il resto vigila i resti ed io non posso abbandonare la via.
29. Ho timore del giorno con le sue luci stanche. Preferisco le stelle. E’ notte.
30. Ecce Homo. Quanto ti senti umano?

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1. Modernity implies speed and extension.
2. It comes in a flash to so many people, in different places and far. But poetry has by nature the grace to give themselves to each, to lead him in the elsewhere of the word meant to last and thought that makes clear and full day of our lives .
3. I do not know yet the day. I live the night to leave me in the storms . It will be peace only overseas .
4. Are you the path to liberation. Deliver! Are you the throne of peace. Dream us ! Do not be seduced greedily. Woman ! Love us !
5. Proceed. There will be the beginning .
6. ” Cantara ” was known more greedy .
7. For those who do not know me . Take care of your rings .
8. Only into “amnesia”, before the spread of the wind, suffocates !
9. How could I get confused with who is listening ? ! Only the future belongs to me, and not tomorrow. I was born prematurely posthumous and I suffer for insulation.
10. I observe your profiles. I think of our lives.
11. You have to implode to give birth smiles.
12. At the top there are no books . I am here is what I have yet to write .
13. Have salt in pumpkin and honey soul.
14. The white sun of Croatia was sacred as the Major of my day .
15. I do not want to publish the soul. I want to communicate the spirit for the transfer in the future.
16. Fourteen million years ago I was born in the priesthood of the matter. Among fourteen million years I’ll turn into a new calendar .
17. The fear of pleasure recommends domination.
18. To keep silent about the leftovers of the time of hypocrisy!
19. They say that my aphorisms are the purging of wisdom. I say they are the voice of history .
20. The default is a volunteer state.
21. I fear that we too often read for pleasure .
22. They are uncivilized death in the memory . They are the soul of battle.
23. The 99% is not enough.
24. Accelerate towards the bottom of the pain ! You will only find peace of clearing! You get tired of the pain to walk in the sun!
25. The things we really like are not strenuous .
26. Pain and pleasure are the same thing. It only changes the meaning .
27. Inhumanity and ‘ torment. Diversity and ‘ victory.
28. The rest supervises the remains and I can’t abandon the path .
29. I fear the day with its lights tired. Prefer the stars. And ‘ night.
30. Ecce Homo. How do you feel human?

(…..)

© Annarita Borrelli
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Left-overs War

avanzi

Uomo!
E’ guerra
per gli avanzi

Si maschera
si camuffa
nei letamai
affidati
alla strada

Nella gerla
della morte civile
i tuoi occhi
Uomo!
si pentono
per le sciagure
del tempo

La trama è incline
al tuo rifiuto
e nei rifiuti
si abbandonano
le risposte
Uomo!

Vomita
la sventura

Digerisci
Sopporta

Amerai
lo scarto
per la vita
come acido
smaltimento

Evocherai
la pace dei probi
nel tempo
del pane quotidiano

Sostituirai
tutti i denti marci
con le mandorle

Invoca la
clemenza del fato

La sorte
sarà carezza
nel paradiso dei giusti
che ti attende
per la cura

Rifugio nelle lacrime
la tua dannazione

Bruciano
quelle ginocchia

Ma non è dolore

Sarà gaudio e consolazione
la tua irriverenza
Vomita

© Annarita Borrelli
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Remote Detection

Run

Ingannevole tempo
del ritornare

Hai rubato fuoco al mondo
per dissetare l’amore

Vaporosi e vivaci i suoni
delle navi da lontano

Rimembro altri spazi

Ingannevole tempo
del sorseggiare

Sei la mia ferita aperta
nel dolore dell’attesa

Ingannevole tempo

© Annarita Borrelli
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Darkroom

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Temo la luce che travalica
i seni mentre mi priva
delle tue labbra mia cura

Ho trascorso la notte
in una camera oscura

Tra le tue dita, le mie

Crollavano le ombre
Mancavano i dolori

Solo un avanzo
di muro di spalle
e la tua operosa voglia

Ho diviso le stelle
per ritrovare le tue

Saliva mista al seme
era l’idioma del sorriso

Le carni sono cibo per
l’anima degli amanti

Rosso
era il tempo
senza lo spazio grave
attonito nelle curve
del caso sornione che
pioveva sulle mie guance

Nera
la memoria del giorno
della cruda falda del cuore

Ho trascorso la notte
nel timore della fiele

E non si lacerano
i miei tramonti artici
nel caffè amaro della luce

Concedi indulgenza alle
mie grasse smanie

Nella bramosia saremo
unico seme per la vita

© Annarita Borrelli
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Lightness

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Lei aveva riempito
i miei pensieri
la mia vita
il mio cuore

Mai giorni furono
più felici

Era bello guardarla
udire la sua voce
Solo sfiorarla

Infiammando i miei sensi
Si
Era bello quel sogno!

Aria senza vento era Lei

© Annarita Borrelli
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Naked

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Nuda
l’anima in dono
alle mie labbra

Sulla lingua
quelle linee
sono grano duro

Brina
nella tua mano
mi sfiora il volto

Oggi grido
Amami!

Frantuma
la mia voce
nella notte
pregna di stelle
e di levrieri

Il mio verso
arde nei venti

Vivi
il mio sogno
da bambina ultima
stella d’alba
che invoco

Tocco il fuoco
la cenere più fine
il rugoso corpo della legna

Ma ho le mani di carta

La vita
sussurra di notte
come nave verso
la tua isola
che m’attende

La parola è un’ala
del mondo muto e silente
Confonde i codardi

Il fuoco ha freddo
portami nella tua aria

Verrà d’estate
il nostro anello d’oro

© Annarita Borrelli
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Daydreams

Jogjakarta Photo Hengki Koentjoro – Jogjakarta

Sognami
C’ero anch’io su quella riva
Trascinarmi
C’ero anch’io nella tua sabbia
Avida di noi per osservare
quelle fragranti stelle col tuo sorriso in volto
Raccontami
C’ero anch’io in quel sogno primordiale
Leggimi
Il fetido resto non vive per noi
Vivremo noi su di noi per modificare il resto

Corri per avermi contro le nausee della vita
Sarà per sempre

© Annarita Borrelli
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Let it be Tomorrow

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Oggi siamo dannati alla vita
lascia che sia domani

Solo acqua di sorgente
nelle tuoi palmi
Sei l’impulso armato contro
ogni pensiero amaro

Sei l’arco e l’alleanza contro
ogni falda del reale

Ad ogni colpo è radice
la genesi dell’Eros

Oltre il rammarico dei giorni
subiamo l’attesa come un pugno
Solo erba bagnata tra le dita
a goccia a goccia sulle mie labbra

Oggi siamo i farabutti del perdono
carnefici dell’assoluzione

Lascia che sia domani

© Annarita Borrelli
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E’ più bella la notte

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E’ più bella la notte
senza sfumature
sole lanterne e sguardi
su carezzevoli dune

E’ più bella la notte
fiori di sambuco su questo
manto rosa pelle si sfiorano

E’ più bella la notte
senza rugose lune
e pieghe nel vento

In una sola notte
Sarà il giorno

© Annarita Borrelli
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Abbandonati

gui Photo © Guillermo De Angelis

Quanto bianco
nella trasparenza

Se alzi lo sguardo ci sono io

Eri nel primo albeggiare

Fuggivi ancora
con le note più care
per abbandonarmi
al pensiero avido
dei tuoi aromi

Ma era il tuo tempo
e invocavi il sole
oltre la siepe
e il tuo fiato nel mio

Cantavi d’amore
e dei suoi misteri

Cantavi la vita
e le sue flessioni

Fuggivi ancora
per timore del rosso

Eri occhi di brace
presagio di speme

Eri acacia colata
che langue e scivola

Abbandonati

© Annarita Borrelli
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Laurus

Io

Eri sui rami
come nebuloso riposo

Non era solo
notte quel bacio
e le mani non erano
presagio immondo

Le tue segrete
nel petto della donna più sacra
erano schiave per la libertà

Nudo
come la notte
calda di agosto

Una patria
per i pensieri occulti

Vittorioso
eri inaccessibile
al cuore

Ma io ti afferravo

© Annarita Borrelli
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Refugee

by Rodrigo: Didier Ruef - India Alang Ships Scrapyard

by Rodrigo: Didier Ruef – India Alang Ships Scrapyard

Siamo nel vino
ubriachi e spacconi

Siamo nel mare
disumani e stregoni

Cinismo
e fastidio
bramano
trepidante vendetta

Umani dilaniati nelle acque
per mano dei demoni
bastardi traghettatori

I miei affanni non si placano

Taccio
dinanzi a lava
e violenta
stoltezza

Taccio
per non limitare
il disgusto
nel sangue

Ma il cuore non tace a se stesso
non mente silente per bocca
non si copre di velati sorseggi

Il cuore non maschera le pietre
che si dilatano per non tornare

Taccio
per edificare
il dissenso che nasce
nel sapore di oggi

Taccio
e risuono nelle parabole
di domani
mentre l’umano decolla
negli abissi più indegni

Solo arti che mormorano
dolori e sangue
dilatato nell’acqua

Non c’è neanche più sangue
Negli intrecci salati del mare

Oltreoceano
sarà nuova vita
eterno ricordo della
fine del tempo

Taccio
Non c’è riposo

© Annarita Borrelli
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Coma Segreta

Bill Viola Bill Viola

Domani è ancora presto
Il destino non si frena

La poesia é un atto ignoto
un puerile saltello

La poesia non è chiara
non si doma per caso

Coma segreta
per singulto notturno

Alcova e rifugio mi abbraccia
Temevo l’agonia e le sue noie
Alcova e rifugio mi sana

E’ il canto dell’alba
oltre i dolori in cammino
E’ la nebulosa del cuore
verso le piane correnti

Senza cielo per sognare
la sabbia non si asciuga
resta un faro bianco

Domani è ancora presto

Solo tre accordi velati
accarezzano le mura silenti

Oggi è ancora notte

Solo per differenza
leggeremo il mattino

Mi pento dei vagiti
in attesa della voce del sonno

Il vento non si poserà
più sulle mie mani tremanti
per timore del gelo
per ardore di me

Questa è la notte del sole
Questa è la linea del mare

Domani è ancora presto
Pietà per i miei occhi

Cammino più in là

© Annarita Borrelli
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The Best Time

Yucel Basoglu
Photo © Yucel Basoglu

Nell’ora migliore
riposavi accanto
al fuoco

Un uomo mi disse
sorridi

Bianca e polverosa
mi voltai
ritornando tra i miseri

Ero argento di luna

Quel destino aveva
profumi
solo nel fondo
effimero

Nell’ora migliore
eri la notte

Troppa folla
nugolo di egoismi

Ti riconoscerò
Sarà l’ora migliore

© Annarita Borrelli
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Jellyfish

Medusa

Non siamo
fratelli

Tu fosti cappella
Radiosa
Monella

Bramata vetta
barocca guglia

Cima nel vanto
e reo
pensiero

Tu fosti cappella
ombrosa
rugosa
sete di noi
nelle tue cinte

Tu fosti cappella
nessun rimpianto

Tu fosti cappella
soave ambizione

Piovevi sulle
mie guance

Saziavi la lingua

Colmavi gli spazi

Tu fosti cappella
ampollosa
fastosa

La mia musa
Io la Tua

Lirica nasci
in quadrato talamo
e peni nel
cerchio

Tu fosti cappella
brivido e
incanto

Tu fosti cappella
Carezza
del seme

La passione

© Annarita Borrelli
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Funny Clown

David_Shiner_(Clown)
David_Shiner_(Clown)

Magnifica fine
oltre le nuvole
c’è la tua luce
oltre il soffitto
c’è la tua aria

Magnifica ira
oltre l’asfalto
c’è solo zelo
oltre la nube
c’è solo sabbia

Ridicolo
quotidiano

© Annarita Borrelli
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Checked Girl

prigioniero-della-realta

Mondo
a scacchi

Ginacolada

Alacre
superstite
a galla

Prigioniera

Ciclica
e sola

Ginacolada

Non sapeva
gridare

Era d’un passo
sottesa al
rovescio

Euforica
ai poli

Ginacolada

Era sociale
senza le mani
a lavoro

Era l’inutile
benefico
per il necessario

Era dubbio
apatico
differenziale

Oscillava
nel limbo
appannato

Ginacolada
speme e
vendetta

Ginacolada
voleva potere

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Slow Time

Yuri Rodolfo Alvarez
© Yuri Rodolfo Alvarez

Giorno piano
Tempo piano

Sole ancora
scaldi

Idea di mani
strette in file
verso i passi
ghiacciati dei
Mari del Nord

Ironia che
stempera dolori

Le mie dita
sulle note
bianche e nere
come fuscelli
bruciati

Rosso e giallo
Imprigionati

Spazio piano
Piango piano

Glisso i
pensieri e tutti
i brividi
come corrente
d’aria nel
sorriso

Batte piano
Ride piano

Così fuggì
nei boschi
il tempo lento
dell’inazione

Subdola
cresce piano

Sole piano
Mondo piano

Lose me
Hope me

Adagio
dannazione

© Annarita Borrelli
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War Conventions

Rodin
Rodin

Guerra
alle convenzioni!

Desideravo
bacio d’amore

Desideravo
passione

Furono isole
di me
macchie di seppia

Memorie che
non mi amano

Memorie che
non mi stringono

Guerra
alle convenzioni!

Quella pelle
era il dono
onesto e gentile
del falso cuore
che ponevi
sul mio petto

Non era il mio

Vibravamo
ma i tuoi occhi
non erano in amore

Lo scorsi
dicendoti
attendiamo
l’amore

Guerra
alle convenzioni!

Memoria,
Aiutami a vedere

Memoria
Mi ha liberato

Furono isole
di me

############################################################

war
conventions!

I wanted to
kiss of love

I wanted to
fondness

They were islands
me
sepia stains

memories
do not love me

memories
I do not shake

war
conventions!

that skin
was the gift
honest and kind
the false heart
that ponevi
on my chest

It was not my

Vibravamo
but your eyes
were not in love

the recent
telling
expect
love

war
conventions!

memory,
Help me to see

memory
Set me free

They were islands
me

© Annarita Borrelli
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Fulmini

02.Martin Brodin - Lazise 1979
Martin Brodin – Lazise 1979

Sono
nei fulmini
come acqua

Il gioco in cui perdo
sa di menzogna

Il gioco in cui vinco
sa di vergogna

E senza gioco
non è più giorno

Ruvida notte
Acume vero

Rallenta questo
mio pensiero.

© Annarita Borrelli
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Frozen North

Yucel Basoglu
Photo © Yucel Basoglu

Nuvole nere
mi osservano

Nuvole nere
matasse opache

Nuvole crollano
Res tra terra e
vacuo cielo

Nuvole nere
di minacce incolori

Nuvole che
si prolungano

Nuvole
diffuse di
falso cielo
disfatto

Mi interrogo e
mi disconosco

Scrigni incrociati
segni neri
e geometrie

Nero di piano
e solipsismo

Non è sufismo

Timore e avarizia

Dolore
e boati di bianco

Ho solo paura
dei ghiacci del nord

Nuvole nere

***************************************************************

Black clouds
I observe

Black clouds
hanks matt

Clouds collapse
res between land and
empty sky

Black clouds
threats colorless

Clouds
extend

Clouds
widespread
fake sky
undone

I wonder and
I disown

Caskets cross
signs blacks
and geometries

Black floor
and solipsism

Is not Sufism

Fear and greed

Sorrow
and roars of white

I’m just afraid
the frozen north

Black clouds

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Aveva 4p

Un Uovo

Aveva 4p

Cercava libertà
fare e disfare
per sedersi sulla
sintassi vitale

Mano ampia abile
allo scisma separatore
fu il sepolcro perenne
della monade verità

Erano solo colori
i respiri affannosi
dell’Io

La maschera riparatrice
dell’identità era mite
come prisma smeraldo

Tu
fiero di
corazze e di armi

In una botola di spazi
erano guance
per riempire
i lembi delle
4p

Verità fu
il dominio
per se medesimo

Solo acume
di sapere e rivelazione
i compagni di corsa

E a tutti ancora duole
il corpo per fatica

Tu
sussurri al mondo
“Così è se vi pare ….”
offri clamore ai nodi
tra carne e spirito

Mille caldi sorrisi
tra nuvole
e collisioni

Piano e sax
sul dorso
degli scudi

Tu
nelle contrafforti
convivi
molteplice

Aveva 4p
Pelato
Porco
Panzone
Padrone

Le perse tutte
nel passo che
correva verso
blu note

© Annarita Borrelli
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Moti

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Julia Peirone

Malinconia
Aritmia e Miele
Malinconia
Declive torpore
Narcosi inclinata
Nella gola
Malinconia
Isola e Affanno
Che pena il mio cuore!

© Annarita Borrelli
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Black Planet Punk

Disumani

Canto
del
coraggio
che non
duole
il vero

Mai
al di là
della via
acuta del
sapere
e della
custodia

Arduo
lenire
per vivere
senza
oltraggiare

Soli
di nascita
per assunzione

Soli
fiato
nel fiato

Soli
e per
sempre
adirati

Principio
Fine
Transumanza

Vittime
di adrenalina

Addobbi
piume bianche
senza spirito
di gravità

Domani
sarà parte
del sempre

Senza
abbandono

Indifferenza
armata

Gioco
di potere

Era
verità

Moltiplicati
per morire
innumerevoli

Spregevole
Perduto
Egoismo

© Annarita Borrelli
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Points of View

punto

C’è solo un punto
Oltre la linea del mare
Irresistibile
Travolgente

Salto
Palpito
Tremo

Abbasso gli occhi
M’arrendo al plagio
Della tua iride

C’è solo un punto
che non comprendo
Oltre il vacillare del cuore

C’è solo un punto che
Mi allontana

© Annarita Borrelli
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Late Art

la fine

Verrà e avrà i tuoi occhi
Insonne
Sorda
Al cospetto dei vecchi rimorsi
E i vizi profani

Oh cara speranza,
sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti avrai uno sguardo.
Sarà come ascoltare un labbro chiuso.
Vacilleremo in un abisso muto.

© Annarita Borrelli
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Bile Nera

Face

Inconsapevole

Bile Nera
Liquida
Fredda
Dolce Oblio

Desiderio
in fondo all’anima
di ignota
mancanza

Amore che
non esisti
doloramente
bussi
manchi

Sei in altura
Non ti posseggo
Non mi vedi

In me
Consapevole impotenza

© Annarita Borrelli
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Giungi come Freccia

Roman Tyka Krugliński

Roman Tyka Krugliński

Giungi come freccia
nel fiore e nell’acqua
Sei più di questo biancore che stringo

Chi desidera il tuo nome?
Le stelle del Sud o le vergini
Fanciulle del Santo Sepolcro?

Lasciami adornare la tua pelle di baci
Ah lascia che ricordi come eri
quando ancora non esistevi.

Sei vento improvviso
Il cielo è una rete
Qui vengono a finire i venti
E la pioggia si denuda.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi!
Raggomitolati al mio fianco
come se avessi paura!

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia,
al mio nome che tutti allontanano.

Abbiamo visto ardere tante volte
l’astro dell’amore
baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i
crepuscoli in ventagli giranti.

Avida di te
Le mie ossa hanno sete delle tue ossa.

Incanto quando taci come assente
Incanto quando taci come distante.

La mia noia combatte
coni lenti crepuscoli.

E poi giunge e incomincia a cantare
Per sollevarmi dall’abbraccio dell’aria.

Roman Tyka Krugliński

Notte che sbianca gli alberi
Noi
quelli d’allora
già non siamo gli stessi.

Son stanca
tutte le foglie cadono, muoiono.
Sommergimi nel tuo nido.

Desiderami
Trattienimi.
Sei ebbrezza all’ombra,
caduta
trionfo
Sbalzo di febbre.

© Annarita Borrelli
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Inno all’ecologia: il villaggio globale di Rosangela Betti

Ognuno di noi, non solo le donne gravide, ha una responsabilità verso le generazioni non ancora nate, il cui nome non sappiamo e i cui visi non abbiamo visto per assicurare che le loro vite siano il più possibile sane e gratificanti.
P. Nathanielsz

Rosangela Betti
Rosangela Betti

Rosangela Betti ancora una volta grida inneggiando alla Vita attraverso l’Arte.
Così, come figlio delle sue posizioni antropologiche e sociali, nasce l’evento History che si terrà presso il suo studio Sabato 14 settembre 2013, dalle ore 21:00 alle 09:00 del 15 settembre 2013 e verrà, inoltre, trasmesso in streaming. Di seguito i riferimenti:

http://www.rosangelabetti.it

http://www.rosangelabetti.it/?page_id=7377

http://www.rosangelabetti.it/?page_id=4144

http://www.rosangelabetti.it/?page_id=4136

Perché partecipare in ogni qualsivoglia forma all’evento History? Perché sostenerlo?
La personale risposta risiede nel riconoscimento del valore antropologico e spirituale del lavoro di Rosangela Betti che, con personalità e coraggio, come sempre e ancor di più oggi, urla contro le brutture ed i limiti dell’era contemporanea incapace di dare voce e aria ai giovani, inetta e maldestra nella proposizione degli spazi artistici, spesso inadatti alla creazione e fruizione di un corretto, equo ed etico valore aggiunto di ordine sociologico.
Rosangela Betti, infatti, ancora una volta si rivolge alla popolazione giovanile di questo tempo di decadenza morale e spirituale, promuovendo due progetti chiave ai fini dello smascheramento delle parvenze più limitanti e condizionanti del pensiero contemporaneo.
• PENSIERI SOLIDI: installazioni studiate per luoghi pubblici;
• ARTS&CRAFTS: polo espositivo ed utopia di un villaggio globale per la ricerca e lo sviluppo delle arti visive.

Rosangela Betti
Rosangela Betti

“Stiamo vivendo in un nuovo medioevo”, scrive con intensità Rosangela Betti in una Lettera aperta a Papa Francesco.
Che si ritrovi nella carne di Cristo la risposta dei singoli per il benessere sociale?
D’altronde risultano noti da anni i tentativi di ripensare tout court allo sviluppo ed alla crescita in chiave responsabile.
È questa la nuova frontiera che economisti e governanti di tutto il mondo sono chiamati ad esplorare per assicurare un futuro sostenibile alla Terra ed ai suoi abitanti. Ed è questa la frontiera promossa da Rosangela Betti per l’espressione artistica contemporanea ancora una volta a servizio della coltivazione del sapere, in fulgida attesa del raccolto della conoscenza.
La nuova frontiera, in realtà, è un agglomerato di più fronti: da quello ecologico – ambientale all’affermazione dei diritti umani, dal commercio equo e solidale alla sicurezza sul lavoro, all’attenzione alla qualità, alla crescita, tanto che sono in molti a ritenere gli attuali indicatori economici ormai fuorvianti o, comunque, desueti. Non è un caso che oggi sia opinione diffusa e condivisa come non basti più il classico concetto di Pil per misurare il benessere di una nazione.
E allora perché non misurare il nuovo ordine mondiale non solo attraverso percorsi di responsabilità sociale delle imprese, ancora impegnate a metabolizzare il senso delle risorse umane come miniere di gemme lucenti, ma anche attraverso una primordiale diffusione di nuovi indici spirituali per la misurazione benessere sociale?

Rosangela scrive:

“Non ho mai avuto paura. Oggi ho paura di tutto. Voglio dare un futuro ai giovani e non vederli morire tutti i giorni perché il potere li vuole così. Riescono a comunicare solo con il cellulare che non è una comunicazione. Vorrei dare ai giovani la possibilità di potersi confrontare scegliere amare comunicare le loro paure i loro sogni”. (Lettera aperta a Papa Francesco)

E questi intenti sono un sogno da inseguire, a cui aggrapparsi, in cui credere!
Rosangela Betti agisce attraverso la volontà del mutamento corporeo, deposito per le nostre miniere interiori, attraverso le qualità inerenti, quelle che profeti e messaggeri chiamano talenti. Rosangela “declama in arte” quanto vera sia la nostra unicità con infinite qualità inerenti, ed interviene per risvegliare la consapevolezza globale in tal senso. Fiducia, capacità di amare ed essere amati, giustizia, pazienza, purezza, gioia, generosità, abnegazione, lealtà, credibilità, rispetto, sincerità, coraggio, onestà, senso del servizio verso gli altri, sono solo un micro elenco per permettere al lettore di recepire ciò di cui stiamo parlando. Quanto queste qualità spirituali sono coinvolte nella nostra vita e quanto la loro influenza incide nelle nostre relazioni e nelle nostre decisioni?
Alcuni possibili spunti di riflessione potrebbero risiedere nelle logiche dello spazio fotografico e tridimensionale costruito con History da Rosangela Betti.

History è la narrazione di un simulacro, è il discorso, abbozzato e sussurrato con la china, di una vita dedicata al racconto di vicende libere, emancipate, a volte audaci ardite sfrenate immorali indecenti sconvenienti licenziose! E’ una voce dissidente che tenta di insinuare nel reale l’idea del vero, differente dalla realtà visibile a volte adombrata e poi tollerata alle spalle delle sfumature dei suoi lavori in b/n. Rosangela Betti con le mani scrive sulla carne dei suoi idoli e si identifica nelle sue foto in polaroid come fossero effigie ed imitazione del reale.
History è, tra l’altro, utopia nonché luogo di ricerca del sé attraverso la definizione fluida di spazi architettonici globali. Rosangela Betti lancia una provocazione profonda e sfida la società contemporanea sul tema dell’eterno ritorno verso le origini più ecologiche della vita stessa; ci “invita” a riprogrammare le nostre esistenze riconsegnando il testimone del vero verso il centro concettuale, forse più pungente, della sfera dell’eternità, il benessere individuale e sociale. Quanto poi sia desiderabile la ricollocazione del concetto di utopia imponendo una ritirata strategica dall’immediato programma del progresso è ancora un mistero per l’umano sentire e dissentire! E lo sarà per sempre fino a quando non sentiremo di prendere le armi nelle nostre amatissime mani per combattere contro le gabbie!

“In.Cubo”
“Grido muto contro il nucleare, contro la guerra”
(Rosangela Betti)

Quanto mai attuali le invettive scritte a mano su carta e carne di Rosangela Betti. Parole capaci di fornirci un metodo per leggere i nostri tempi, rimembrando la gerarchia temporale dei sigilli nella storia della decadenza. E siamo al quarto sigillo, siamo in guerra! Come profetizzato nel corso degli anni ’20 dalla scuola di Steiner. Le battaglie sono psicotiche ed intestine, tra uomini e donne e silenzi e maree e ombre e luci folgoranti! E vette come abissi si paventano agli occhi delle giovani menti private della lucentezza dell’emozione della speme. Manca quel brillio e Rosangela Betti se ne accorge.
Ed io, curiosa e sempre audace nelle visioni più apocalittiche del mondo, leggo quasi incastrata in un soave ed etereo sogno. Parole come logos, figlie di un pensiero tridimensionale, come i disegni nello spazio che ci raccoglie e non ci lascia tempo per abbandonarci all’idea dell’essere nel futuribile.
Questa è la condanna di Rosangela Betti contro i defraudatori dei sogni per le giovani generazioni, questa è la verità in essere e non il vero. Si svela, così, il disagio dell’asfissia sociale contemporanea.
In media res stat virtus oggi non si nega. Ma non è temperanza senza scelta! E’ una strada per la virtù!
Rosangela Betti chiede a noi giovani di disimparare per imparare la vita, i ritmi, il moto, l’apprendimento, il principio di amore e lotta attraverso l’ingestione di pillole spaziali di eco sostenibilità.
Non potremmo negare l’eleganza antropologica e socio-pedagogica degli intenti artistici di Rosangela Betti quando invita l’umano sentire a retrocedere per evolvere anche attraverso la deposizione storica del concetto di bene a favore del benessere.
Rosangela Betti vive con i giovani, ne respira l’aria, lo spazio, i ritmi e ne fotografa le gesta le orme le ombre le luci le cavità educando alla rappresentazione nello spazio dell’emotività in ogni sua forma.
Rosangela oggi, dopo 45 anni di carriera eccelsa nel territorio dell’espressione artistica in forme svariate e sempre profondamente penetranti come la video art, desidera e grida a gran voce, come un richiamo da capo tribù, che i giovani trovino “nelle arti e nei mestieri” la spinta per la costruzione della loro individualità e del loro futuro. Lavorare per il piacere di coltivare le proprie passioni e le proprie inclinazioni personali sarebbe la più grande sfida proclamata da Rosangela Betti nei suoi comunicati!
Fotografia, video art, installazioni nello spazio, disegni architettonici ne rappresentano i doni per l’altare su cui si santifica la visione di una nuova vita biologicamente più congruente con i ritmi della natura.
Rosangela Betti passa attraverso il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale alla ricerca dell’ “Io” umano fino a giungere alla rappresentazione della materia in uno spazio architettonico sostenibile che accolga l’atto della fruizione artistica come modalità espressiva massima della libertà. Spazi sospesi tra terra e cielo, tra lusso e natura, tra confort e suggestività, i pensieri solidi che incarnano un sogno storico e dimensionale.

“… Attraverso i corpi nudi (così siamo fatti e l’arte arcaica ne è piena …) ho cercato la bellezza, la libertà. L’altra me stessa. Fotografando il nudo maschile femminile transessuale e me medesima … cercavo la visione. Quella visione di eternità … il sentimento che ci governa. L’intimità. Tutto attraverso le luci e l’ombra. E poi dopo questo lungo cammino sono arrivata ai progetti. Dicono che i giovani … come devono essere questi giovani se non così come sono dal momento che non ricevono che il nulla? Una volta c’era “una volta”…la povertà l’educazione la compostezza il rispetto i sentimenti. Oggi più nulla. Peggio di ogni cosa è la non comunicazione. Uno schiaffo è comunicazione. Permettere ogni cosa elargendo denaro è diseducativo. (….) Ho ideato questi progetti per far si che da tutto il mondo arrivino giovani per le arti e i mestieri. Sono come un grande lego. Smontabili ecologici auto sostenibili. Una volta costruiti intorno crescerà un nuovo villaggio. Un ritorno alla natura alla bellezza alla cultura al lavoro. Il Brasile L’Argentina l’Italia e così tutti i paesi del mondo dovrebbero averli. Tu sei per l’innovazione. Come me. L’Italia no. La comunità europea è disposta a finanziare il tutto dopo la prima pietra. Alias il primo cubo …(….)”
(Lettera aperta a Papa Francesco)

Il Progetto Pensieri Solidi traduce l’immaginazione in immagine, e l’immagine in pensiero architettonico metafisico ed emotivo. Rosangela Betti ha cercato un modo, che le consentisse di rappresentare le sue idee, e l’ha trovato. Ha inseguito un principio, quello della fluidità emotiva ed espressiva, ed è riuscita ad applicarlo con ruvidezza. Rosangela Betti disegna e architetta per “infondere piacere” e ha lavorato per questo. Ma soprattutto, Rosangela Betti, perviene alla progettualità ricercando un nuovo modo di accostarsi al progetto stesso come spazio emotivo.

Progetto “Pensieri Solidi” – Mostra Antologica di Rosangela Betti
Progetto “Pensieri Solidi” – Mostra Antologica di Rosangela Betti

La sua personale ricerca ruota intorno alle possibili modalità che consentano di rappresentare in spazio fruibile, la complessità, la decadenza, il desiderio di libertà ed essenza, nonché il dinamismo dell’epoca attuale. Dai suoi disegni l’opera diviene elemento scultoreo fluido, poi spazio di fruizione culturale modulare. I pensieri solidi si astraggono sanzionando la modernità del potere debole.

“I pensieri solidi saranno anche spazi espositivi dove sarà possibile fruire l’arte in una dimensione multisensoriale attraverso la visione, l’ascolto, la sensibilità spaziale. Saranno collocati dentro uno schema architettonico che integrerà altre strutture adibite a laboratori, spazi di aggregazione e per il lavoro collaborativo.” (Rosangela Betti)

Gli spazi del nuovo villaggio ecologico globale acquistano un nuovo senso di instabilità, che può contemporaneamente “mettere in moto” in modo fluido le componenti di cui è fatto, e gli elementi da cui trae senso. E questo grido tiene conto delle nuove complessità della società contemporanea. I materiali per realizzare le strutture capaci di generare tali spazi contribuiscono a dare consistenza all’immaginazione.

Progetto “Art & Crafts” – di Rosangela Betti
Progetto “Art & Crafts” – di Rosangela Betti

Rosangela pensa a materiali flessibili quasi come i corpi nudi in polaroid delle sue opere storiche. Sembra quasi che i materiali debbano essere dotati di tutti i livelli possibili di trasparenza, opacità e colore per dare libertà alla fantasia.
Ma attenzione, il linguaggio di Rosangela Betti, deriva dalla fantasia, ma non esclude il rigore. Studia i suoi disegni che inseguono forme volutamente “espressive”. Ma il fine più sublime di “infondere piacere”, non deve essere interpretato mai come un voler cercare, necessariamente, qualità di equilibrio o di armonia.
Lo spazio di fruizione che ci propone Rosangela Betti è la narrazione fatata di una nuova vita ecologica ad “impatto Uno” delineata nella sua massima espressione attraverso la creatività giovanile ancora, purtroppo, costretta nelle recinzioni della consueta moralità.

Progetto “Pensieri Solidi” – Mostra Antologica di Rosangela Betti
Progetto “Pensieri Solidi” – Mostra Antologica di Rosangela Betti

E così anche il mare o il fuoco possono dividersi in sezioni per essere compresi e poi ricongiungersi per essere vissuti con una profondità più solare e progettuale del nero: la ricerca del benessere attraverso l’esplorazione libera del pensiero.

La mia voce si aggrega a quella di Rosangela Betti e Vi invita ad imparare a sognare ancora!

© Annarita Borrelli
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Osip

Napoli

Napoli

Vedo
la tua carne nuda
in queste mani stese
Vedo
le tue labbra salde
senza alito di tempesta
sulle mie dune
al sapor di peripezia
come la bonaccia d’estate
ed il veliero alla deriva
Vedo
il visibilio delle tue gesta
sull’incantesimo
del mio intonaco di luna
Vedo
la memoria del nostro porto
ed un solo istante
per questi occhi affumicati
colmi di falsi timori
nelle luci nere e bianche
della fatica

Accompagna
la vista oltre
la folgore dei fulmini
che feriscono radici ombrose

Accarezza
la mia chioma
senza freccia che si spezza

Ah, poi!
Quando
torneremo alla furia
come i figli degli abissi,
come feriti naufragi corrotti
tra i sassi e le radure rosse!

Ah, sale del mio tempo!
Dolce armonia del fuoco!

Siamo lo spazio rado,
il manifesto della nostra storia,
la misura dei fogli
vergini senza sangue

Liscia e nuda
scopro i miei ritegni
unica mortale
per il vigore dei tuoi fastidi

Molesta
la mia bocca
la mia mano
sotto le vesti della sera

Dove poserai i tuoi odori?
Dove ritroverai la mia chiave
svanita tra le menzogne del nulla?
Dove saprai ricucirti
per salire con le nostre mani
incastrate sugli scalini delle navi?

Rapina questa gola
priva di difese!

Saccheggia
tutti le mie alture
e le lagune sfumate
che ti attendono!

Stringimi ancora!
Cadiamo!
Scivoliamo!

Ah, leziosità!

Difenderò le tue assenze
bevendo dal ricordo
per ritornare a noi
senza incuria
senza desolazione
senza cedere
alle dimensioni

Vedo
due santi persi nei deserti
Vedo
due tulipani che corrono
al passo del vento
mentre si fanno spazio
tra le conche della vita
Vedo
prosa di folli amanti e amori
prominenti e nobili
come fosse d’oro il manto

Siamo i cerchi dei vinili
e la tua fantasia di
musica sulle labbra

Siamo le colline del domani
che si sfiorano
nei sorrisi, nei segni, nelle tracce,
per sanare ogni cicatrice
che non sia oblio
per quell’amaro sapore di vetro

Ah villano languido piacere!

Circondami!
Cingimi!

Cogli,
ancora e sempre queste rive
come fossero le bianche piume
che annusi al di là dei
vapori sospesi nell’etere
di questo tempo fausto e uggioso!

Gloria dei desideri!
Lodi agli onori!

Magnifico,
riposerai nelle mie segrete.

Senza di noi
non saremo che il pianto della pioggia.

Ed io ti raccoglierò
ad ogni smania
ad ogni tocco
ad ogni rude frenesia
per amarti ancora
come l’impulso e
l’irruenza che ancora
non sai inventare.

Cercami in quelle pieghe
stabili per amore di noi
così che la nostra stagione
sia la strada libera
del domani.

Sublime,
violenterai la mia timida
costa per rintanarci soli
sulle corde dei tuoi strumenti.

Scandalo e distorsione
per la pace di questa sete!

Sfrenati,
travolgeremo il tempo per
ritrovarci sazi e vivaci!

Gloria dei desideri!
Lodi agli onori!

Attraversami!
Osip

© Annarita Borrelli

L’Interferenza (dai Racconti Inediti)

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Non era un sogno, era la realtà. Camminavamo sotto la neve come per farci luce tra le stelle del firmamento. Un ritorno. Un ritmo caldo. Un ritardo. Una rinascita nella resilienza. ‘Tutto il mondo è una scena’ mi ripetevo. Avrei potuto giocare a camminare indietro tra le linee delle ere. (…)

Ma tu eri stato nella veglia fino al richiamo dei lupi nell’argento della notte fino ad assaporare il mio dolore perché era anche il tuo. La lacerazione più profonda. (…)

C’avevano amputato il cuore e noi l’avevamo sostituito con i sogni raccontati dai nastri delle pellicole dei vecchi film. Eravamo la memoria e tu eri corso a ricordarmi che anche solo un mio sorriso avrebbe potuto ricordarti l’amore supremo custodito nel mio ‘veltro ideale’, il fuoco del mio pendolo luminoso. (…)

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Ero la croce dilaniata dalle miserie degli egoismi, ma tu mi sognavi ancora bella dai capelli d’oro e le loro strisce racchiuse in quella chiave appesa al petto. Eri la mia mano. Eri la mia coscienza. (…)
Avevi deciso di lacerarti l’anima per risorgere con me. Il costo della tua felicità sarebbe stata la mia morte. Un nodo nella gola si era trasformato in lama e sangue. (…)
Non avevo timore delle foglie dell’autunno o dei taglienti venti dell’inverno perché tu eri avido di me. (…)
Mi custodivi splendida senza quel freno al centro del costato. Ed io ti amavo per aver scelto di vedermi finalmente ‘viva’ (…) Quanto avrei desiderato odiarti per la tua dolcezza celata oltre le indifferenza e i ruggiti! Ma era l’ennesima bugia. (…)

(continua)

© Annarita Borrelli

Poesia&Pensiero

1

2

Estratto da una Nota D’Autore
“Provocatio” e la Poesia

Leggerete i versi di Provocatio subito dopo qualche mio appunto e considerazione. Una trilogia legata dalle catene nell’anima, nell’introspezione spesso antropologica attraverso l’intelletto, e nella sospensione emotiva della mente in elevazione quasi mistica, così come furono concepite. Una provocazione per lo spirito che risiede nella ricerca di risposte a domande spesso, a lungo andare, nebulose. Al di là dei limiti ed anche oltre i disordini del Caos, esistono ordini dotati di inconsistenze agrodolci o legami di fuoco spesso chiamati disconnessioni, che io definisco “metafisiche”. Se oltre la ragione si indagarono le “cause prime” dell’intelletto attraverso un percorso teso alla trascendenza, allora anche le parole possono accompagnare i nostri sensi, le nostre percezioni, i nostri intervalli, i nostri dubbi, le nostre vacuità, i nostri sogni e piaceri verso dimensioni più lievi e spirituali.

(…)

Mi piace immaginarvi leggermi come se i miei versi fossero creazione di immagini, poeiesis autentica, semanticamente ritmo reale, anche un istante per ritrovarsi e perdersi, e adattarsi sempre più concretamente ai cambiamenti d’animo ed alle scelte in un’epoca in cui le solitudini e le difficoltà chiamano tutti noi alla rivalutazione del sé per necessità esogene. La capacità di adattarsi alla vita e la strada per i propri equilibri pare non sia più un fatto umanamente naturale ed evolutivo, quanto piuttosto un sogno da “precari” dell’essere stesso. Capita d’improvviso di risultare estranei alle proprie indoli, inclinazioni e nature. Capitano i test di realtà, l’aria che percepiamo estranea e rubata nelle metropolitane e sugli autobus delle città, i nostri sogni ed i conti correnti defraudati di dignità. Capitano gli incidenti. Attraverso le estraneità si concepiscono le immagini della vita, attraverso la carne si dominano o si subiscono le carezze più lievi, come le modificazioni più radicali del proprio essere in adattamento alla vita nella sua materia. Che ci sia una possibilità di ritrovare le domande giuste ….

(…)

Queste pagine sono la nostra lavatrice modello slim costretta negli angoli più stretti del nostro humus. Stufa un pò, ma è necessaria. La linea che appaga il “perché” risiede nell’ordine dell’immobilità finita e perfetta che, come il tutto, osserva gli infiniti cosmi danzanti tutt’intorno.

(…)

Adoriamoci, seppur per pochi attimi rispecchiati nei versi di una poesia lunga da vivere, ma breve da assaporare.

© Annarita Borrelli

Memorabili

Geronimo Bausch Titolo opera: Pensiero di Sabbia Tecnica: sabbia gesso e pigmenti puri

Geronimo Bausch
Titolo opera: Pensiero di Sabbia
Tecnica: sabbia gesso e pigmenti puri

(Dedicata a Lorenzo Muscoso Regista Attore Contemporaneo)

Ti volterai
nel rosso della Vita

Sangue della passione

Ti spedirò i miei baci

Nel vento
calpesteranno la terra
fino alle rive dell’isola

Ti volterai
e non mi vedrai
Cuore nel cuore

Siamo l’amalgama
del pensiero
La congiunzione
delle linee nella vita

Segni
Unione
Separazione

Nel Rosso
vivremo il respiro
delle mani nei capelli

Tra le calde lenzuola
della mia camera fredda

Sarai cielo infinito
senza ruvido sentire

Sarai l’ovatta
del mio cammino

Sarai il sogno
della mia vecchiaia

Sarai il riflesso
della bellezza
nelle mie mani
nella mia bocca

Respiro per te
Manco per te
Mi spengo per te

Resiliente
mi rinnovo per te

Dove sei questa notte?

Nelle tue omissioni?

Era la culla più dura

La strada della speme

Hai accarezzato il mio viso
fino al cardiopalma

Vorrei che fosse già tempo
di volare insieme
e con i raggi del sole
scriverti ti amo

Vorrei che le comete
scrivessero sul tuo cielo
quanto ti attendo
ed essere il granello più
puro del firmamento
per amarti ancora

Non temerti
Non siamo perfezione
Non arrenderti
Non siamo il ferro
delle miniere

Siamo i Memorabili
Siamo il Rosso

© Annarita Borrelli
All rights reserved